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Evoluzione del music business – parte 1

Il music business così come lo conosciamo oggi ha preso forma negli anni ’50, è durato fino all’inizio degli anni ’80 in quella fase che chiamiamo Music 1.0, conservando una struttura inalterata per quasi 60 anni.
L’artista firma un contratto con una casa discografica, la quale elabora e manifattura il prodotto per poi venderlo ai negozi di dischi. Nel frattempo, la stessa casa discografica attiva il proprio ufficio promozione o si serve di compagnie indipendenti per persuadere le stazioni radio a trasmettere le proprie produzioni, così che i fans le possano ascoltare ed, eventualmente, si rechino al negozio ad acquistare il disco. In questo scenario, la casa discografica è al centro del mondo del music business mentre l’artista è esonerato da qualsiasi contatto con il fan e l’acquirente, se non attraverso il filtro di un fan club ufficiale.

Il music business si è poi evoluto a Music 1.5 nel 1982, con il lancio del format del CD. Il Cd ha creato rapidamente un nuovo flusso di entrate garantendo un alto profitto, grazie in parte all’avvento di MTV, che è diventata un’inaspettata nuova via alla promozione. Ciò ha condotto ad un sempre crescente volume di vendite che, garantendo una montagna di danaro e di profitti, ha risvegliato l’interesse di Wall Street al punto che, in un batter d’occhio, quattro delle sei maggiori case discografiche fino ad allora indipendenti sono state acquisite da gruppi multinazionali. Come risultato della nuova proprietà da parte delle corporation, l’immagine dell’artista ed i profitti dell’azienda sono diventati determinanti più della musica stessa, una filosofia che nelle majors è ancor oggi predominante.

Il giorno in cui il primo file digitale mp3 è stato condiviso, ha segnato l’alba di Music 2.0 (all’incirca nel 1994). Benché nessuno in quel momento lo sapesse, sarebbe presto diventato il fattore di svolta che avrebbe portato alla più significativa evoluzione nella storia del music business, sebbene all’inizio l’impatto sulle vendite nel loro insieme risultasse insignificante. Non passò molto tempo prima che le case discografiche di ogni ordine e grado divenissero sensibili alla questione pirateria, dal momento che le vendite cominciavano a calare e divenne chiaro che l’industria musicale doveva trovare delle contromisure alla minaccia digitale.

Ironicamente, fu l’industria informatica nel 2001 ad entrare in campo per salvare la situazione. Mentre diverse società di servizi nel campo della musica digitale presentavano alle case discografiche un ampio spettro di soluzioni alternative al fine di ricevere danaro per ogni download, iTunes di Apple Computer si dimostrò il modello commerciale per gestire efficacemente la monetizzazione della musica in formato digitale e farne una vera e propria fonte di reddito. La rivoluzione era avviata, mentre cominciava l’era di Music 2.5…………

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